Un sito raccoglie i migliori scatti di animali fototrappolati in Trentino

E’ online Trentino Camera Trapping, sito curato dal MUSE e dal Settore Grandi Carnivori della Provincia Autonoma di Trento che riporta alcune scene ritraenti animali “catturati” grazie al foto trappolaggio.

Questa tecnica, che ha letteralmente rivoluzionato gli anni il monitoraggio ambientale, consiste nell’installare fotocamere in punti strategici sulle montagne, come crocevia, fonti d’acqua, etc. che si attivano al passaggio degli animali selvatici.

Alcuni degli scatti più suggestivi, come un orso che fa il bagno in una pozza d’acqua, un cervo che si abbevera in un torrente o addirittura una lince che procede guardinga al limitare del bosco, sono visionabili sul portale di Trentino Camera Trapping.

A raccogliere queste foto e questi video sono una lunga serie di volontari che svolgono un compito essenziale per la conoscenza e la conservazione della fauna alpina nell’ambito di un più ampio progetto che si avvale della supervisione scientifica del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze.

“A rendere possibile la pubblicazione di Trentino Camera Trapping si aggiunge infine il contributo della Riserva di Biosfera UNESCO ‘Alpi Ledrensi e Judicaria’ che, intuendo il potenziale comunicativo del materiale archiviato, ha scelto di sostenere la sua condivisione nell’ambito del progetto condiviso ACQUAVIVA, coordinato dalla Fondazione Edmund Mach con il supporto del MUSE – si legge in una nota diffusa dal museo trentino – A partire dal primo nucleo di immagini, per lo più ambientato nei dintorni di pozze e piccole raccolte d’acqua della Riserva di Biosfera, in vista della conclusione del progetto, la piattaforma si prepara ad accogliere nuovi materiali provenienti dall’intero territorio provinciale”.

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L’orsa Dj3 è stata trasferita nel centro faunistico di Worbis in Germania

pixabay, orso

L’esemplare femmina di orso Dj3, ha lasciato il centro faunistico di Casteller. La destinazione del plantigrado è il “Parco alternativo per orsi e lupi” di Worbis, in Germania.

Dj3 è uno di quegli orsi che vengono definiti “problematici”, e che quindi vengono gestiti per ottimizzare la convivenza in sicurezza tra la popolazione locale e la popolazione di orsi che, nei venti anni del progetto Life Ursus, ha superato le 100 unità.

Nel caso specifico l’orsa Dj3 si era resa protagonista di varie predazioni di animali domestici e si era in più occasioni avvicinata ai centri abitati. Da qui la cattura e il trasferimento nel centro di Casteller. Da oggi Dj3 vivrà nell’area di 10 ettari del parco tedesco che dal 2010 ospita anche l’orso Jurka, prelevata sempre dal Trentino.

“Il trasferimento è stato possibile grazie ai rapporti che l’amministrazione provinciale da tempo ha instaurato con la Fondazione per orsi tedesca, così come con numerosi altri enti ed organizzazioni internazionali che si occupano della gestione degli orsi”, hanno spiegato dalla provincia di Trento.

L’orso in Trentino: 12 nuove cucciolate nel 2020, sale a 100 il numero di esemplari

Sale a circa 100 unità il numero di orsi presenti in Trentino. Il conteggio è stato effettuato dopo la rilevazione di 12 cucciolate sul territorio avvenute nel 2020.
Diventa sempre più importante e delicata quindi la convivenza tra l’orso, reintrodotto sul Brenta a partire dal 1999 con il progetto Life Ursus con alcuni esemplari catturati in svizzera ha negli anni portato alla stabilizzazione di una popolazione di circa 50 orsi, che sarebbero quindi arrivati a circa 100 esemplari. Una crescita che sembra sempre più corposa visto che la stima per il 2019 era di 82 o 83 esemplari.

“C’è evidenza del trend di crescita sul nostro territorio – spiega l’assessore Giulia Zanotelli, assessore a agricoltura, foreste, caccia e pesca della Provincia autonoma di Trento – C’è una crescente preoccupazione che ci arriva dai territori e dalle amministrazioni. Ricordo che mentre per gli orsi c’è la direttiva Pacobace che regola una serie di azioni rispetto a determinati comportamenti, ad oggi invece non esiste un piano nazionale sul lupo. La Provincia continuerà a fornire adeguato supporto per le azioni di prevenzione, che sono state implementate soprattutto per quanto riguarda i bidoni anti-orso e altre misure relative, ad esempio, alla protezione delle arnie con le bienenhaus. Il progetto Life Ursus va portato avanti tutelando in primo luogo la sicurezza delle persone che abitano il territorio e che lo frequentano”.

150 forestali noi giorno operano sul territorio e monitorano la situazione, aiutati anche da 60 fototrappole perché è sempre più centrale il monitoraggio preventivo per permettere una pacifica convivenza tra plantigradi e umani. Gli incontri sono sempre più frequenti (qui 2 video) fortunatamente la maggior parte delle volte senza particolari problemi per l’uomo.

Nel frattempo però cresce anche il numero di un altro grande carnivoro tornato in Trentino, e non solo, negli ultimi anni: il lupo. In questo caso il rischio per l’incolumità umana è ancora inferiore ma iniziano a farsi consistenti i danni economici.

La Provincia di Trento ha speso 227.000 euro, nel 2020, in indennizzi per danni provocati da orsi e lupi (152.000 riguardavano l’orso e 74.000 il lupo) per un totale di 380 episodi. I casi solo nel 2020, sono aumentati del 119,6% per quando riguarda il lupo e del 22% per l’orso.

“Per il 2020 abbiamo 17 branchi di lupi censiti – ha spiegato Giovanni Giovannini del Servizio Foreste e Fauna, – sono dati di rilievo considerando che il primo branco in Trentino è stato visto nel 2013: in pochi anni abbiamo registrato un aumento esponenziale di questi animali. Nel 2019 avevamo come sicuri 13 branchi, oggi 17 e molto probabilmente sono anche di più: sicuramente possiamo dire che i lupi presenti sul territorio sono più di un centinaio. Abbiamo poi notato – spiega Giovannini – diversi animali singoli in dispersione, con 7 esemplari investiti e uccisi, 4 maschi e 3 femmine: questa è la prova del fatto che ci sono molti animali che si staccano dai branchi e si muovo sul territorio cercando di frequentare nuove zone”.

 

Trentino, caprioli a quote più elevate a causa dei cambiamenti climatici

Capriolo, Pixabay

i caprioli, in Trentino, salgono più in quota. Questa modifica nel comportamento dei grandi ungulati, e in particolare dei caprioli (Capreolus Capreolus) è dettata dai cambiamenti climatici e in particolare dal sempre minore innevamento alle quote medie, tra i 1000 e i 1700 metri. E’ quanto emerge da uno studio promosso dalla Fondazione Edmund March (FEM) e pubblicato su Scientific Reports, giornale scientifico online di Nature Research. (Qui l’articolo completo).

“In modo innovativo e raro  abbiamo utilizzato dei dati di comportamento reali per capire il futuro delle nostre specie di montagna, un ambiente particolarmente esposto ai cambiamenti climatici e agli interventi dell’uomo – ha commentato Francesca Cagnacci, uno dei ricercatori impegnati nello studio – Tenere conto delle variabili in gioco ci permetterà di preservare le nostre Alpi, sorgente preziosa di biodiversità, alla base della nostra salute”.

Questa ricerca ha permesso di ipotizzare la distribuzione futura dei caprioli sulle montagne del Trentino grazie alla comparazione di dati sugli spostamenti degli ungulati raccolti dall’Università di Padova-Dipartimento DAFNAE nei primi anni 2000 e quelli più recenti raccolti grazie ai radicollari della Fem , incrociati con una proiezione climaticasviluppata con i dati di Meteotrentino. Grazie a questi ultimi dati si è potuto avere una stima della neve che sarà presente al suolo nei prossimi 50 anni e, nelle zone di studio, ovvero il Parco Adamello Brenta e le valli Rendena e Giudicarie, il limite di neve al suolo sarà a quote più elevate. Proprio per questo motivo il capriolo, che trova proprio nella presenza di neve al suolo uno dei maggiori ostacoli agli spostamenti e all’alimentazione, potrebbe essere portato ad occupare areali a quote più alti, probabilmente abolirà anche le migrazioni tra siti che è solito occupare in nverno e in estate.

“In realtà l’incremento di temperatura è stato registrato in modo notevole già durante il periodo considerato dalla nostra ricerca, con 1.5°C in più nei mesi invernali a Tione, nelle Valli Giudicarie”, ha spiegato Julius Bright Ross, che ha utilizzato questi dati per elaborare la sua Senior Thesis presso il Department Organismic and Evolutionary Biology dell’Università di Harvard.

 

ALPE CIMBRA – Gli appuntamenti per i bambini dell’estate 2021

Ci si prepara all’estate all’Alpe Cimbra di Folgaria Lavarone Lusérn, località turistiche di montagna a forte vocazione famigliare. E tanti sono gli eventi dedicati ai bambini che arricchiscono e vivacizzano le giornate trascorse su quello che è uno degli alpeggi più grandi d’Europa.

Il Festival del Gioco, Latte in Festa, la Fiaba Regna, le Albe in Malga, Autunno in Malga, sono solo alcuni degli appuntamenti studiati pe ri più piccoli e per i loro genitori che nascono con il proposito di intrattenere e al tempo stesso far conoscere la montagna trentina.

L’appuntamento con il Festival del Gioco, che giunge all’ottava edizione, sarà dal 25 al 31 luglio 2021: un fitto programma di attvità tra Folgaria, Lavarone, Lusérn e la Vigolana, divise per fasce d’età, che intratterrà i più piccoli l’ultima settimana di luglio.  Il tema di quest’anno è l‘acqua, e così i lavoratori e le passeggiate saranno finalizzati a scoprire questo elemento.

La Fiaba Regna si svolgerà invece il 28 e il 29 agosto nel Parco Palù a Lavarone. Con questo appuntamento si rivivranno le fiabe dell’Alpe Cimbra tramandate dai nonni della zona.  La Brava Part, Tüsele Marüsele, la leggenda del Becco di Filadonna sono solo alcune di queste favole.

Il 18 e il 19 settembresarà invece la volta di  Latte in Festa che permetterà a genitori e bambini di conoscere il mondo del latte e dei formaggi; si conoscerà così la vita di malga, si imparerà a mungere, si potrà partecipare a laboratori tematici e, ovviamente, assaggiare i prelibati formaggi di malga.

Tutti gli eventi sono Open  e si svolgeranno nel rispetto delle normative anti covid-19 e relativi protocolli di sicurezza.