Un sito raccoglie i migliori scatti di animali fototrappolati in Trentino

E’ online Trentino Camera Trapping, sito curato dal MUSE e dal Settore Grandi Carnivori della Provincia Autonoma di Trento che riporta alcune scene ritraenti animali “catturati” grazie al foto trappolaggio.

Questa tecnica, che ha letteralmente rivoluzionato gli anni il monitoraggio ambientale, consiste nell’installare fotocamere in punti strategici sulle montagne, come crocevia, fonti d’acqua, etc. che si attivano al passaggio degli animali selvatici.

Alcuni degli scatti più suggestivi, come un orso che fa il bagno in una pozza d’acqua, un cervo che si abbevera in un torrente o addirittura una lince che procede guardinga al limitare del bosco, sono visionabili sul portale di Trentino Camera Trapping.

A raccogliere queste foto e questi video sono una lunga serie di volontari che svolgono un compito essenziale per la conoscenza e la conservazione della fauna alpina nell’ambito di un più ampio progetto che si avvale della supervisione scientifica del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze.

“A rendere possibile la pubblicazione di Trentino Camera Trapping si aggiunge infine il contributo della Riserva di Biosfera UNESCO ‘Alpi Ledrensi e Judicaria’ che, intuendo il potenziale comunicativo del materiale archiviato, ha scelto di sostenere la sua condivisione nell’ambito del progetto condiviso ACQUAVIVA, coordinato dalla Fondazione Edmund Mach con il supporto del MUSE – si legge in una nota diffusa dal museo trentino – A partire dal primo nucleo di immagini, per lo più ambientato nei dintorni di pozze e piccole raccolte d’acqua della Riserva di Biosfera, in vista della conclusione del progetto, la piattaforma si prepara ad accogliere nuovi materiali provenienti dall’intero territorio provinciale”.

SEGUI TUTTE LE NEWS SU TELEGRAM

Sorapiss, ghiacciai in ritiro e biodiversità in estinzione. Video

Il lago del Sorapiss, è uno dei luoghi maggiormente frequentati dai turisti nelle Dolomiti Ampezzane. e i ghiacciai che lo alimentano, rappresentano un ambiente estremamente dinamico e ora più che mai vulnerabile, in cui la componente vivente e quella non vivente ricercano un continuo equilibrio trasmettendo ai visitatori il loro fascino.

MUSE – Museo delle Scienze, Università degli Studi di Milano e Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, hanno lanciato il video “Ghiacciai in ritiro. Biodiversità in estinzione” in occasione della Giornata Europea dei Parchi (24 maggio), in cui sono raccontate le ricerche effettuate sul ghiacciaio e lo “stato dell’arte” da un punto di vista glaciologico e biologico.

Il versante nord del massiccio del Sorapiss ospita tre ghiacciai che, come praticamente tutte le nevi perenni delle alpi è in costante ritiro. IL lago che si forma dallo scioglimento di questi chiacciai ospita vegetali e animali, alcuni a rischio estinzione, che vanno studiati e protetti.

“Fino a pochi anni fa il Lago del Sorapiss era una delle tante mete delle Dolomiti Ampezzane, insieme a molti altri bei laghi di questa zona. Da qualche tempo il turismo è andato via via aumentando – commenta Michele Da Pozzo, direttore Parco delle Dolomiti d’Ampezzo – I cambiamenti climatici e la sempre maggior frequentazione di certi ambienti dolomitici hanno investito in maniera accelerata questo territorio, ponendoci di fronte a problemi seri di conservazione e dubbi sulla sostenibilità della frequentazione turistica. Con gli specialisti di MUSE e dell’Università di Milano stiamo studiando la dinamica passata e presente nonché la biodiversità floristica e faunistica di questo sito, e faremo di tutto per salvaguardarlo e lasciarlo, nei limiti del possibile, ancora fruibile”.

Nel video si può vedere e ascoltare anche un efficace intervento di Christian Casarotto, glaciologo del MUSE:

“L’evento più esteso di avanzata dei ghiacciai del Sorapiss fa riferimento alla Piccola Età Glaciale che si è conclusa attorno alla metà dell’800 – spiega Casarotto – Da allora si è assistito a una continua fase di ritiro, intervallata da brevi e modeste avanzate, come ad esempio quella degli anni ‘80. Oggi il ghiacciaio non lo vediamo quasi più ma è ancora presente, protetto da uno strato di detrito superficiale che lo rende particolare sotto l’aspetto glaciale ma anche biologico”.

Il ritiro dei ghiacci e la trasformazione delle nevi perenni in “ghiacciai neri” porta anche a un mutamento della flora e delle fauna (insetti e ragni) che vivono sulla superficie glaciale. Una situazione che va costantemente monitorata perché in pochi anni i rapidi cambiamenti climatici potranno portare a modifiche ecologiche molto rilevanti.

SEGUI TUTTE LE NEWS SU TELEGRAM