TRENTINO – Una campagna per proteggere i piccoli di cervo e capriolo

“Qui sono a casa non raccogliermi”. Questo è il payoff della campagna di sensibilizzazione inaugurata dalla Provincia autonoma di Trento e realizzata in collaborazione con il Muse, per proteggere i piccoli esemplari di cervo e capriolo.

La campagna, che sarà attiva fino al prossimo 30 giugno, nasce per sensibilizzare la popolazione che frequenta zone dove sono presenti i cuccioli di questi animali. Essenziale è non interagire con i piccoli per non compromettere la loro salute.

“Può capitare, passeggiando per boschi e prati – spiegano gli esperti del Servizio faunistico della Provincia – di imbattersi in piccoli di ungulati di pochi giorni di vita nascosti nella vegetazione. Talvolta, persone incaute, sebbene mosse da buone intenzioni, li raccolgono pensando che siano stati abbandonati”. Il periodo della campagna coprirà i periodi di maggio e giugno, cioè quelli in cui le femmine di capriolo partoriscono e non è infrequente che lascino i loro piccoli nascosti nell’erba pensando che siano ben nascosti. Questi invece facilmente incontrano che si dedica allo sfalcio dei prati. In questo caso è bene essere informati se sono state avvistate femmine in zona, porre particolarmente attenzione alle zone con erba più alta e procedere allo sfalcio in senso centrifugo in modo da “avvertire” i cuccioli ma anche altre specie che nidificano nell’erba.

Come comportarsi se si incontra un cucciolo di capriolo:

  • Non lo accarezzo: l’odore umano allarmerà la madre, che smetterà di allattarlo
  • Non mi avvicino: calpestando l’erba nelle vicinanze, rendo il suo nascondiglio più visibile
  • Tengo il cane al guinzaglio: se è libero di vagare, può disturbare, ferire o persino uccidere i selvatici presenti
  • Se il piccolo sembra ferito: mantengo le distanze e contatto la stazione forestale o i guardiacaccia di zona

 

Trentino, caprioli a quote più elevate a causa dei cambiamenti climatici

Capriolo, Pixabay

i caprioli, in Trentino, salgono più in quota. Questa modifica nel comportamento dei grandi ungulati, e in particolare dei caprioli (Capreolus Capreolus) è dettata dai cambiamenti climatici e in particolare dal sempre minore innevamento alle quote medie, tra i 1000 e i 1700 metri. E’ quanto emerge da uno studio promosso dalla Fondazione Edmund March (FEM) e pubblicato su Scientific Reports, giornale scientifico online di Nature Research. (Qui l’articolo completo).

“In modo innovativo e raro  abbiamo utilizzato dei dati di comportamento reali per capire il futuro delle nostre specie di montagna, un ambiente particolarmente esposto ai cambiamenti climatici e agli interventi dell’uomo – ha commentato Francesca Cagnacci, uno dei ricercatori impegnati nello studio – Tenere conto delle variabili in gioco ci permetterà di preservare le nostre Alpi, sorgente preziosa di biodiversità, alla base della nostra salute”.

Questa ricerca ha permesso di ipotizzare la distribuzione futura dei caprioli sulle montagne del Trentino grazie alla comparazione di dati sugli spostamenti degli ungulati raccolti dall’Università di Padova-Dipartimento DAFNAE nei primi anni 2000 e quelli più recenti raccolti grazie ai radicollari della Fem , incrociati con una proiezione climaticasviluppata con i dati di Meteotrentino. Grazie a questi ultimi dati si è potuto avere una stima della neve che sarà presente al suolo nei prossimi 50 anni e, nelle zone di studio, ovvero il Parco Adamello Brenta e le valli Rendena e Giudicarie, il limite di neve al suolo sarà a quote più elevate. Proprio per questo motivo il capriolo, che trova proprio nella presenza di neve al suolo uno dei maggiori ostacoli agli spostamenti e all’alimentazione, potrebbe essere portato ad occupare areali a quote più alti, probabilmente abolirà anche le migrazioni tra siti che è solito occupare in nverno e in estate.

“In realtà l’incremento di temperatura è stato registrato in modo notevole già durante il periodo considerato dalla nostra ricerca, con 1.5°C in più nei mesi invernali a Tione, nelle Valli Giudicarie”, ha spiegato Julius Bright Ross, che ha utilizzato questi dati per elaborare la sua Senior Thesis presso il Department Organismic and Evolutionary Biology dell’Università di Harvard.