Nanga Parbat: ritrovato il secondo scarpone di Guenther Messner

A 52 anni dalla scomparsa e 15 anni dopo il ritrovamento del corpo dai ghiacciai del Nanga Parbat è spuntato uno scarpone di Guenther Messner. Lo sfortunato alpinista era stato travolto da una valanga dopo aver scalato, primo nella storia e in compagnia del fratello Reinhold, il Nanga Parbat.

A lungo tempo diversi osservatori avevano stigmatizzato il comportamento di Messner, che avrebbe – dicevano – abbandonato il fratello in difficoltà sulla montagna mentre stavano ancora salendo. Il re degli 8000 aveva invece sempre detto che la tragedia avvenne a discesa quasi terminata e di aver fatto il possibile per trovare il fratello, travolto da una valanga.

“La settimana scorsa, la seconda scarpa di mio fratello Günther è stata trovata ai piedi del ghiacciaio Diamir dalla gente del posto – ha scritto Reinhold Messner sui social network – Dopo cinquantadue anni La tragedia di Nanga Parbat rimane così come Günther per sempre”.

Anche questo ritrovamento, così come il resto del corpo di Guenther, emerso dalle nevi perenne nel 2005, conferma la versione dell’alpinista altoatesino che ha sempre sostenuto che la tragedia è avvenuta in discesa e di aver cercato il fratello per una intera giornata per poi cercare di mettersi in salvo, sfinito. Reinhold fu poi trovato da una cordata di Sherpa e si salvò la vita riportando solo l’amputazione di alcune dita dei piedi. Era il 1970 e il Nanga Parbat fu il primo 8000 per Messner che poi li scalò tutti e 14 nei successivi 16 anni.

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Messner a Bergamo il 19 giugno. Nanga Parbat, la mia montagna del destino

La serata è stata annullata a causa del guasto al sistema di condizionamento del Pala Creberg (aggiornamento del 2 giugno)

Reinhold Messner sarà a Bergamo il 19 giugno 2022. Il “degli 8000” sarà al Palacreberg su iniziativa dell’Associazione Montagna Italia che festeggia il 25 esimo anniversario. Nanga Parbat, la mia montagna del destino è il titolo dell’evento.

52 anni fa Messner messner raggiungeva la cima del Nanga Parbat. Aveva 25 anni ed era il suo primo 8000. In compagnia del fratello Guenther era riuscito ad aprire una via inedita sulla parete Rupal, la più alta del mondo con 4500 metri di dislivello.

Come tutti sanno durante la discesa dalla vetta del Nanga Parbat, raggiunta il 27 giugno, Guenther Messner perse la vita mentre Reinhold riuscì a trarsi in salvo. Gli furono parzialmente amputate 7 dita dei piedi. Da quel giorno Messner si dedicò all’ascesa delle più importanti montagne della terra e nel 1978, tornò sul Nanga Parbat aprendo la via sul versante Diamir, in solitaria.

Diventò poi il “re degli 8000”: fu il primo a scalare le 14 montagne più alte del mondo, tutte conquistate senza ossigeno (era stato in precedenza il primo a salire l’Everest senza bombole).

Tornando l’appuntamento del 19 giugno, si tratta di una serata a pagamento, i biglietti possono essere acquistati qui.

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Hervé Barmasse rinuncia all’invernale sulla Rupal del Nanga Parbat

Hervé Barmasse non scalerà la parete Rupal del Nanga Parbat. Non quest’inverno. Lo ha annunciato lo stesso alpinista valdostano che ha spiegato come le condizioni atmosferiche siano proibitive.

Barmasse e il compagno del Global Team The North Face, David Göttler, volevano per primi scalare in inverno e in stile alpino la parete Rupal.

“Non ho mai rimpianto nessuna esperienza e di certo non rimpiangerò questa. Quella di aver creduto (e ci credo ancora) che si possa scalare la parete più grande del mondo (la Rupal del Nanga Parbat 8126 m) in inverno e in uno stile pulito, leggero, alpino. Uno stile che rispetta la montagna e di conseguenza l’uomo. Ovvio, non è facile ma il limite, se ne esiste uno, è il bel tempo che non si presenta mai… E non certo le capacità mentali, fisiche e fisiologiche della specie umana e degli alpinisti che possono aspirare a fare qualcosa di meglio che tappezzare di corde fisse montagne che si stanno plastificando come gli oceani.
Con David, nei pochissimi giorni di bello in cui abbiamo salito più di metà parete con uno zaino di poco più di 10 kg, ci siamo sentiti bene, più di quanto mi potessi aspettare. Ovvio, in inverno fa freddo, c’è tanta neve, ma la scalata grazie a queste sue caratteristiche è ancora più affascinante, bella, avvincente. E per me, l’alpinismo è e rimarrà sempre questo: esplorazione e avventura. Ma ora, anche se con rammarico, dobbiamo dire arrivederci al nostro sogno perché le previsioni a lungo termine pronosticano l’arrivo del jet stream con vento da 70 a quasi 200 km/h . E come quasi sempre accade, dopo il vento così forte riprenderanno le copiose nevicate rendendo forse inutile l’attesa degli ultimi 15 giorni di febbraio. Per questo motivo abbiamo deciso di non posticipare la fine della spedizione ma di mantenere il programma originale e rientrare in Italia per fine mese così da concentraci sugli altri obbiettivi di questo 2022. Un particolare grazie a voi tutti che mi avete seguito, incitato e fatto sentire parte di una grande famiglia, di un clan che ama la montagna e la rispetta. Vi mando un abbraccio dal Pakistan”.

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