Droni cargo, così cambia la logistica dei rifugi dell’Alto Adige

189 voli, oltre 8,5 tonnellate di materiali movimentati e otto rifugi serviti. Dopo la sperimentazione del 2025, i droni cargo entrano nella gestione ordinaria dei rifornimenti in quota: un modello logistico ancora sperimentale, ma già testato per un’intera stagione su rotte fino a 10,7 chilometri e con 1.500 metri di dislivello.

Il rifornimento di un rifugio alpino è una delle questioni meno visibili della gestione della montagna, ma anche una delle più complesse. Alimenti, bevande, materiali per la manutenzione e attrezzature devono essere portati in quota, mentre rifiuti e materiali da smaltire devono percorrere la strada inversa. In Alto Adige, una parte di questa logistica è stata affidata per la prima volta in modo sistematico ai droni cargo.

La prima stagione del progetto sviluppato da FlyingBasket, azienda altoatesina specializzata nella logistica con droni, si concluderà il 13 ottobre dopo essere iniziata il primo giugno. Il servizio, finanziato dal Dipartimento di gestione patrimoniale della Provincia autonoma di Bolzano, ha coinvolto otto rifugi: Payerhütte, Schwarzensteinhütte, Birnlückenhütte, Lenkjöchlhütte, Schneeberghütte, Flaggerschartenhütte, Grohmannhütte e Becherhaus.

I numeri danno la misura del salto rispetto alla fase sperimentale. Nel corso di 32 interventi sono stati effettuati 189 voli: 7.078 chilogrammi di rifornimenti sono saliti in quota, mentre 1.491 chilogrammi di rifiuti, materiali, attrezzature e bagagli hanno compiuto il percorso inverso. Nel 2025 il progetto aveva interessato quattro rifugi e 21 voli, per circa una tonnellata di materiali complessivamente trasportati.

Il sistema utilizzato è l’FB3, cargo drone progettato da FlyingBasket. Le missioni hanno raggiunto quote elevate e condizioni operative particolarmente impegnative. La rotta più lunga ha riguardato il Becherhaus, a 3.156 metri, con circa 10,7 chilometri di percorso e 1.500 metri di dislivello. Alla Payerhütte, a 3.038 metri, il dislivello superava i 1.200 metri, mentre per la Schwarzensteinhütte, a 3.018 metri, era di circa 1.166 metri.

Non si tratta quindi semplicemente di sostituire un mezzo di trasporto con un altro. In quota cambiano le condizioni operative: vento, turbolenze, temperature basse e minore densità dell’aria richiedono una gestione specifica delle missioni. Anche la conformazione del terreno rappresenta un elemento determinante. In alcune tratte il drone deve aggirare creste e montagne e non è sempre possibile mantenere una linea di vista radio diretta tra velivolo ed equipaggio. Per mantenere le comunicazioni sono state utilizzate, quando necessario, connettività satellitare Starlink e reti mobili 4G.

Il vantaggio del sistema emerge soprattutto dalla possibilità di programmare i voli sulla base delle necessità dei rifugi. FlyingBasket ha gestito anche il ritiro delle forniture presso i produttori locali e ha utilizzato i voli di ritorno per riportare a valle materiali e rifiuti. Una logistica bidirezionale che consente di sfruttare anche la tratta normalmente meno utilizzata, quella dal rifugio verso valle.

I carichi trasportati mostrano inoltre la varietà delle esigenze: pane fresco, verdura, farina, latte, uova, pasta, carne, bevande e circa 200 chilogrammi di canederli surgelati, ma anche materiali da costruzione, apparecchiature tecniche, attrezzatura da alpinismo, zaini ed effetti personali. L’obiettivo non è quindi legato a una singola tipologia di trasporto, ma alla possibilità di inserire il drone all’interno della gestione ordinaria degli approvvigionamenti.

Resta centrale anche l’aspetto normativo. Le operazioni devono svolgersi all’interno del quadro definito dall’Enac, necessario per autorizzare attività con droni in contesti complessi mantenendo gli standard di sicurezza richiesti. Per un utilizzo su scala più ampia, la possibilità di trasformare una tecnologia già sperimentata in un servizio logistico regolare dipenderà quindi anche dall’evoluzione delle procedure e delle autorizzazioni.

Il progetto altoatesino offre intanto un primo dato concreto: in un anno il numero dei rifugi coinvolti è raddoppiato e i volumi movimentati sono aumentati di oltre otto volte. Il passaggio più significativo è però quello organizzativo. Dai voli dimostrativi del 2025 si è passati a un servizio programmato lungo un’intera stagione, coordinato con i gestori e integrato con la logistica tradizionale.

Per i rifugi non collegati direttamente a strade o impianti di trasporto, il cargo drone può quindi diventare uno degli strumenti disponibili per ridurre la complessità degli approvvigionamenti. Non una sostituzione generalizzata degli altri sistemi, ma una soluzione aggiuntiva, particolarmente interessante per le tratte in cui distanza, dislivello e difficoltà di accesso rendono complesso il trasporto convenzionale.

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