Svizzera, le regole anti Covid per entrare e tornare in Italia

Giovanoli - Engadina

A partire dallo scorso 19 aprile in Svizzera sono state allentate le restrizioni per contenere l’epidemia di Covid 19. L’estate si avvicina e chi vuole godersi una gita sulla montagne del Vallese, del Ticino e dei Grigioni, o concedersi una sciata sulle piste dei ghiacciai oltre il confine (dove non si è mai smesso di sciare) deve comunque rispettare regole all’ingresso ma soprattutto al ritorno in Italia.

Si può entrare in Svizzera anche senza tampone e obbligo di quarantena solo se si è soggiornato negli ultimi 10 giorni in una regione considerata a rischio (qui l’elenco che è costantemente aggiornato, dall’Italia attualmente vige l’obbligo solo per chi arriva da Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Toscana). Qui tutte le regole per l’ingresso in Svizzera a seconda del paese di provenienza e del mezzo con cui si arriva (auto, treno, aereo…).

Per quanto riguarda il ritorno in Italia, attualmente la Svizzera è considerata un paese di fascia C, quindi serve un test negativo fatto entro 48 ore prima del rientro in Italia, a qui seguono 5 giorni di isolamento fiduciario (al di là dell’esito del tampone) dopo di chi ci si dovrà sottoporre nuovamente a un tampone. Questo vale fino al 15 maggio e con le deroghe che trovate qui.

Da oggi nelle regioni in zona gialla più libertà per le uscite in montagna

A partire da oggi chi va in montagna avrà più possibilità e regole meno stringente. Le nuove misure per la lotta al Covid – 19, contenute nel DL del 22 Aprile 2021 che comprende l’apertura di diverse attività e permette, in generale, maggiore libertà di movimento grazie all’introduzione della zona gialla in molte regioni italiane, tra cui tutte quelle alpine con l’eccezione della Valle d’Aosta. La Vallée rimane infatti zona arancio, così come Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. La Sardegna invece è l’unica regione in zona rossa.

Detto che l’attività all’aria aperta era permessa anche in precedenza, ma sostanzialmente esclusivamente nel comune di residenza, dal quale non si poteva uscire se non per motivi urgenti o di salute e lavoro, oggi ci si può spostare con più libertà e raggiungere quindi le località di montagna per passeggiate, alpinismo e gite in mountain bike.

In zona gialla si potrà anche uscire dalla propria regione per recarsi in un’altra regione dello stesso colore e praticare sostanzialmente qualsiasi attività, dallo sci alpinismo al trekking e si potrà anche pranzare nei tavoli all’aperto dei rifugi anche se in questa stagione non tutti  sono aperti.

Si potrà anche spostarsi verso regioni arancioni o rosse a patto che si abbia la “Green Pass” che certifica che si sia stato completato il ciclo di vaccinazioni, che si sia guariti dal Covid o che si abbia un tampone negativo fatto nelle ultime 48 ore.

Verosimilmente, in particolare nel prossimo weekend – meteo permettendo – in molti si recheranno quindi nelle località di montagna per una gita o per praticare un’attività sportiva. Ricordiamo in ogni caso le norme di comportamento anti Covid che abbiamo imparato ad utilizzare in questo anno, a partire dal distanziamento di 1 metro (2 quando si pratica un’attività sportiva).

Messner: “Farei Astra Zeneca, bisogna vaccinarsi tutti”

Reinhold Messner si “schiera” a favore dei vaccini anti-Covid e lancia un appello : “tutti devono farsi vaccinare, altrimenti non funzionerà”.

Il re degli 8000, il più noto alpinista italiano, classe 1944, sarà vaccinato nelle prossime ore nel suo comune di residenza in Val Venosta e ha spiegato di non temere Astra Zeneca, il vaccino sulla bocca di tutta a causa del blocco deciso da alcuni stati, blocco che è durato solo 3 giorni dopo che l’Ema ne ha ribadito la sicurezza ed efficacia.

“Non temo Astrazeneca. Si tratta di pochissimi casi con serie complicazioni, soprattutto trombosi cerebrale. Il mio cervello ha retto ben altro che un vaccino anti-Covid”.

Federturismo: “Turismo al collasso, servono ristori veri e allungamento garanzie”

Paganella Bike Stromberg

Il turismo italiano è al collasso. L’allarme arriva da Federturismo che fa un quadro preciso di una situazione che purtroppo già potevamo immaginare.

“L’8% delle imprese turistiche italiane è già scomparso (Fonte Nomisma) a causa della pandemia e delle misure di sostegno insufficienti ma un altro 30% rischia di non riaprire più nel corso del 2021 se le indiscrezioni circolate nelle scorse ore sui meccanismi di sostegno verranno confermate”.

Le scelte prossime scelte del Governo saranno fondamentali per il futuro di un settore chiave dell’economia italiana, un comparto che contra su 386.000 imprese che generano 232 miliardi di contribuito al PIL italiano.

“Il limite dei 10mln di euro per l’accesso ai ristori a fondo perduto comporta l’esclusione di gran parte delle più importanti imprese turistiche nazionali. Il meccanismo di calcolo inoltre, per come ipotizzato, porta a ristori talmente esigui da non consentire nessun tipo di supporto reale – spiegano i vertici di Federtursimo Confindustria – Va anche esteso il limite dei 6 anni per la restituzione dei prestiti garantiti dallo Stato e portato ad almeno 15 anni per ridare ossigeno e prospettive di recupero ad un settore che nelle migliori previsioni tornerà ai tassi di crescita del 2019 solo dal 2025”.

E quello che fa Federturismo è un quadro globale sul paese: la situazione della montagna da sola è ancora peggiore, visto che la stagione sciistica – parte vitale del turismo montano – non è mai partita.

Stop alle seconde case in zona arancione scuro e rossa

Nuove regole più restrittive per quanto riguarda le seconde case sono state adottate per combattere il Covid-19. Se nelle ultime settimane le seconde case erano sempre raggiungibili, anche in zona rossa, purché queste fossero state acquistate o affittate prima del 14 gennaio, ora non sarà più così.

Si potrà infatti andare nella seconda casa solo se si è in zona gialla o arancione. Se invece ci si trova o la seconda casa  è in zona arancione scuro o rossa, non ci si può muovere dal proprio comune di residenza – se non per motivi di lavoro e salute – nel primo caso e non ci si può spostare in generale nella seconda.

Considerando, per fare un esempio, che la provincia di Brescia è diventata zona arancione scuro, nei prossimi giorni non si potrà andare nella casa di  montagna e quindi sarà più difficile praticare sport che sono “esplosi” visto lo stop allo sci alpino, come le ciaspole, lo sci di fondo e lo sci alpinismo.

Le raccomandazioni del CAI per andare in montagna in sicurezza

Enrico Romanzi - La Salle

Il Dpcm firmato lo scorso weekend dal premier Antonio Conte ha introdotti alcune limitazioni che tuttavia non ostacolano le attività all’aria aperta in montagna.

Cosa si può fare

  • Le attività all’aria aperta, come il trekking, si possono fare ma bisogna mantenere il distanziamento e devono essere utilizzati i sistemi di protezione di igienizzazione ricordando sempre di evitare assembramenti.
  • Si possono frequentare i rifugi che devono far rispettare il distanziamento interpersonale e le linee guida regionali relative all’accesso, all’utilizzo degli spazi comuni e alla somministrazione di cibi, bevande e alla ristorazione.

Le regole da seguire

  • Mantenere un distanziamento di un metro tra persone non conviventi e il divieto di assembramento.
  • All’aperto l’obbligo della mascherina è escluso solo nei luoghi in cui, per le loro caratteristiche o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.
  • E’ necessario mantenere una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro in attività motoria e di due metri in attività sportiva.

“La consapevolezza di quanto sia delicato il momento attuale deve indurre ciascuno di noi alla massima prudenza e al costante rispetto di sé e degli altri, accettando limitazioni che comunque non impediscono il protrarsi delle attività in montagna, sia pure a determinate condizioni – spiega il presidente del CAI Vincenzo Torti – Fin dall’inizio della pandemia, il Club alpino italiano ha adottato il criterio dell’attenzione, della rinuncia e del senso di responsabilità e invita a proseguire su questa strada, con l’auspicio che il rispetto delle misure di contenimento del virus possano al più presto dare buoni risultati”.