Alto Adige, dai masi al turismo lento: la filiera corta raccontata da Gallo Rosso

Non solo paesaggio, escursioni e ospitalità: per conoscere un territorio montano si può partire anche da ciò che viene prodotto nei suoi masi. È questa la prospettiva della nuova edizione di “Sapori del maso”, il catalogo di Gallo Rosso che raccoglie circa 900 prodotti realizzati da 88 coltivatori-venditori diretti dell’Alto Adige. Una pubblicazione di 137 pagine che diventa anche una fotografia della varietà dell’agricoltura altoatesina e del rapporto tra produzione, territorio e turismo.

La proposta spazia su 20 categorie, dalla frutta e dagli ortaggi ai funghi, dalle conserve ai succhi, dai cereali alla carne, dai formaggi alle uova, fino a miele, erbe aromatiche, vini e distillati. Una varietà che segue la stagionalità e riflette le caratteristiche dei diversi territori, con prodotti che vengono spesso trasformati direttamente nelle aziende agricole.

Il tema centrale è quello della filiera corta. Per ottenere il marchio di qualità Gallo Rosso, almeno il 75% delle materie prime deve provenire direttamente dal maso produttore; la quota restante, fino a un massimo del 25%, deve arrivare da un altro maso altoatesino. La trasformazione avviene all’interno dell’azienda e i prodotti vengono sottoposti a una degustazione alla cieca da parte di una commissione esterna. Sono inoltre previste regole specifiche per l’impiego di additivi, coadiuvanti e tecniche di conservazione.

Il modello descritto dal catalogo mette così in relazione agricoltura e territorio. La vendita diretta riduce la distanza tra produttore e consumatore e mantiene una parte del valore economico all’interno delle comunità rurali. Allo stesso tempo, la valorizzazione delle materie prime locali contribuisce a mantenere pratiche agricole e produzioni legate alla storia delle famiglie contadine.

È un rapporto che può interessare anche il turismo di montagna. “Sapori del maso” è infatti organizzato per aree geografiche e permette di trasformare la ricerca di un prodotto in un itinerario tra aziende agricole, masi, cantine, negozi e mercati contadini. Il viaggio diventa così meno legato ai luoghi più conosciuti e più orientato alla scoperta delle realtà produttive locali.

La stagionalità rappresenta un altro elemento importante. Le produzioni cambiano nel corso dell’anno, dalle erbe e dagli ortaggi primaverili alla frutta estiva, fino a mele, uva, castagne e prodotti trasformati in autunno. In inverno acquistano invece maggiore peso conserve, succhi, distillati, formaggi e carni.

Il catalogo mostra inoltre come la tradizione agricola non sia necessariamente contrapposta all’innovazione. Nuovi prodotti e tecniche di trasformazione convivono con ricette e conoscenze tramandate dalle famiglie. Tra i nuovi ingressi del 2027 ci sono il Posthof di Campo di Trens, con funghi castagnoli e pleurotus, il Birkenheim di San Paolo, specializzato in frutta e verdura fresca, e il Felsenhof di Cortaccia, con una produzione di vino rosso.

Il rapporto con la gastronomia si amplia inoltre attraverso sei nuovi “ambasciatori” della cucina altoatesina, che si aggiungono ai 15 già coinvolti nel 2026. Un collegamento che porta i prodotti dei masi anche nella ristorazione e rafforza il rapporto tra agricoltura locale e cucina.

Per chi visita l’Alto Adige, il risultato è una proposta di turismo lento che affianca alla fruizione del paesaggio la conoscenza delle attività che lo hanno modellato. Il prodotto acquistato direttamente dal contadino diventa in questo senso parte dell’esperienza di viaggio, mentre la rete dei masi offre un modo concreto per entrare in contatto con l’economia rurale e con l’identità gastronomica dei diversi territori.

Birkenheim-Juni